Quando si diventa un istruttore fitness…


Ognuno di noi ha una storia, un passato che lo caratterizza e che lo ha trasformato in ciò che è. Ogni storia è diversa dall’altra ma tutte hanno un comun denominatore, l’innata voglia di mettersi alla prova, di scommettere sulle proprie forze, di creare un benessere partendo proprio da se stessi.
E’ proprio dalla consapevolezza che il benessere fisico è il punto di partenza per una qualità migliore del proprio vivere quotidiano, che ha inizio il percorso di crescita di un istruttore fitness.
Egli potrebbe anche non essere un ex atleta, ma un talentuoso allievo, o semplicemente, uno sportivo appassionato che ha ‘scoperto’ il piacere di seguirti e allenarsi con te, insomma un compagno di allenamento…
Dai suoi esempi o banali consigli dettati dall’esperienza diretta, qualcuno comincia a trarne giovamento, ed ecco che muove i primi passi il tutor che è in lui…
Egli possiede un’altra capacità, quella che io definisco, di ‘trasferire’ il suo vissuto agli altri; non tutti vi riescono… Puoi anche essere un eccellente campione ma se non riesci a ‘trasferire’ la tua esperienza, non puoi allenare nessuno.
La strada è lunga… giunge un grande ostacolo, con cui il neo istruttore deve misurarsi: l’enorme difficoltà di allenare coloro che non riescono a “seguirlo”…
Anche i movimenti più semplici, quelli che sembrano naturali, possono essere molto difficoltosi per qualcuno, e nonostante i mille approcci non riesce a raggiungere l’obiettivo.
Riuscire a far muovere i primi passi verso un qualunque gesto motorio semplice, ma controllato e coordinato a chi ha enormi difficoltà a metterlo in partica, mette in crisi ogni istruttore e continua a farlo finché non comincia ad osservare con occhi differenti.
Egli inizia a porsi mille domande e a cercarne le risposte in altri colleghi più esperti, nei libri, e o negli esempi che ammira, ma ogni allievo è unico, un caso a se, e l’unico modo per aiutarlo è immedesimarsi.
L’istruttore sale ancora un altro gradino, quello dell’ ‘empatia’, il suo corpo si annulla, diventa un tutt’uno con quello dell’allievo, ecco che le sue difficoltà diventano comuni e l’istruttore deve dimenticare le proprie capacità per poterle acquisire nuovamente da zero.
In quel momento, egli comprende realmente la difficoltà, perché la vive, e riesce a ‘trasferire’ il modo per superare l’ostacolo, perché lo sta provando su di se.
Questo forse è il momento in cui si diventa istruttore, un percorso che a volte scegli ma molto più spesso è lui a scegliere te.
Da quel momento in poi le capacità fisiche dell’istruttore non esistono più, ma solo quelle dell’allievo, sarà una nuova realtà, ben lontana da quando ha iniziato, quando si allenava ed essendo talentuoso veniva seguito e imitato.
Il mio racconto non vuole assolutamente sminuire o eliminare studi ed esami da affrontare per diventare istruttore di fitness, ‘conditio sine qua non’ per essere preparati e non causare fastidi post e con l’allenamento, ma raccontare delle semplici curiosità, che ogni istruttore ha affrontato o sta affrontando, perche’ la voglia di trasferire ciò che si ama di più e condividerla è più forte di altri meriti forse.

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